Subalterno1
via Conte Rosso, 22 Milano

17 – 22 April 2012
from 10.00 am to 8.00 pm
Free entrance

Curated by
Stefano Maffei
Stefano Micelli

Projects by
BERTO SALOTTI + Alessandro Marelli
FAS + Antonio Cos
FDF + Simone Simonelli
FUSARO MARIO + Andrea Gianni
GALBIATI NATALE + Francesco Faccin
RIMAL CUOIO + Massimiliano Adami
VALLMAR + Paolo Ulian

In collaboration with
AA+ Artisan Avantgarde
Tecnificio
Zona Ventura Lambrate

Supported by
APA Confartigianato
Sololuce

Photographies by
Federico Villa

Subalterno1 presenta Analogico/Digitale, un incontro tra imprese artigiane, designer e fablab per creare una cultura del making originale e autoctona. Nuove connessioni e nuovi modi di lavorare che producono risultati sperimentali, innervati di qualità manifatturiera, conoscenza strumentale e spirito di scoperta hacker.

> Vai al sito del progetto:
analogicodigitale.it

Quale sarà il futuro del Made in Italy? Connettere l’esperienza e la conoscenza artigianale distribuita nei territori con le straordinarie opportunità delle nuove tecnologie per la fabbricazione digitale e con la cultura del fabbing. Un gruppo di artigiani coraggiosi assieme a un gruppo di designer scelti da Subalterno1, una galleria che si occupa di autoproduzione. Il tutto rafforzato da Tecnificio, una maker facility. Nuovi possibili microatelier temporanei inseriti un saper fare consolidato avviano una rivoluzione creativa che nel lavoro artigiano e nelle nuove tecnologie produttive trova le sue ragioni di fondo. Utopia Concreta. Un ossimoro alla base di una cultura aperta che prende il meglio dei due mondi. Con la possibilità di sperimentare nuove configurazioni creative alle stesso tempo astratte-concrete, esplicite-tacite e scalabili-uniche. Come? Creando una cultura del making originale, sperimentale,autoctona. Innervata di qualità manifatturiera, conoscenza strumentale e spirito di scoperta hacker. Mescolando designer, imprese artigiane, laboratori tecnologici, per creare nuove connessioni e nuovi modi di lavorare.

Dove? In un luogo fisico: Subalterno1. Con un allestimento costruito dagli artigiani + fabber stessi assieme ai designer. Prendere la tradizione ed evolverla. Le tradizioni si costruiscono! Costruisci la tua! Il tema su cui la mostra lavora è quello della relazione tra l’idea di oggetto artigianale finito e rifinito e quella di oggetto non-finito sperimentale unite da una riflessione sulla sua costruzione, finitura, integrazione con altre lavorazioni, processi, componenti. Insomma sull’idea di oggetto. Perpetual beta materiali, ingegnosi ed estetici. Che lavorano e rilavorano sulla funzione, che ospitano il cambiamento, il ripensamento, la rilavorazione, il montaggio e lo smontaggio. E anche il passaggio di scala estetica: ultrarifiniti e grezzi, minimali e pieni di dettagli, standard e ultrapersonalizzati. Strutture e materiali della vita quotidiana che rispondono all’esigenza di rispetto del lavoro e dell’idea di non sostituzione quanto più invece un’idea di trasformazione, di ricerca continua, di perfezionamento infinito.

Analogico/Digitale
Prefazione di Andrea Branzi

Dietro questo titolo ermetico si nasconde una realtà molte semplice e importante; dall’inizio del XXI secolo la nostra non è più una Civiltà Industriale, basata sull’etica del lavoro costruttivo, ma una Civiltà Analogica basata sul lavoro virtuale e sullo scambio d’informazioni immateriali; una società che sta modificando profondamente le tradizionali relazioni tra committenza industriale e progetto, creando una rete di interscambi non finalizzati al mercato e neppure inquadrabili nelle tradizionali categorie politiche su cui il progetto è cresciuto e si è consolidato durante il secolo scorso. Uno degli effetti della globalizzazione e della sua progressiva ricomposizione in forme di catalisi locali, produce agglomerati extra-geografici fatti di moltitudini operative e vocazionali; deformando il mercato delle idee, dei servizi e del design in una sorta di mappa costituita da piattaforme antropologiche prive di perimetro. Il lavoro post-fordista, interpretato come passaggio teorico dal lavoro fisico al lavoro intellettuale, si sta ricomponendo attorno a una mappatura di operatività nuove, dove reti di micro imprese, sotto sistemi imprenditoriali, self-brand e libera ricerca individuale, lavorano per creare una zona di innovazioni, non destinate alla concorrenza imprenditoriale, ma a una sorta di universo parallelo. Un universo dove il progttista opera non per rispondere a una commitenza, ma per realizzare prima di tutto se stesso, la propriaidentità, il proprio dover-essere. Nel quadro storico della nostra società auto-riformista che deve quotidianamente ricercare un equilibrio provvisori per gestire positivamente lo stato permanente e logorante di crisi, prodotta un sistema politico-economico monologico, questa generazione di “nuovi costruttivisti immateriali” opera molto non per migliorare il sistema mondiale, ma soprattutto (e prima di tutto) se stessi. Essi vedono la bruttezza del mondo quotidiano, la sua incompletezza e imperfezione e reagiscono in tempo reale, realizzando uno sciame operativo che non si propone di modificare i grandi sistemi, ma di operare “dal basso” in maniera anarchica, intelligente, generosa, rivolta a inserirsi negli spazi interstiziali dell’universo costruito e da costruire. Li muove una sorta di riformismo soggettivo e spontaneo, che opera all’interno di un sistema di reti semi-clandestine, che non possiedono un’unica direzione culturale né una strategia politica riconoscibile, ma si espandono nel vuoto, coagulandolo in un sistema di galassie in continua espansione, destinate a invadere il vuoto cosmico nel quale la nostra società galleggia.

E’ il segno dei tempi
Testo di Stefano Maffei

Sign o’ the Times. Cantava Prince alla fine degli anni ottanta. Titolo profetico. Analogico/Digitale è semplicemente un segno dei tempi.Non poteva arrivare prima. Perché prima non c’era la tecnologia additiva, le stampanti 3D (i laser cutter sì ma non piccini…), le frese multiasse tascabili. E non c’era una maker facility temporanea come Tecnificio che rende tutto ciò disponibile e accessibile. E non ci sarebbero stati neanche gli altri, i nostri artigiani avanguardisti di Meda, non ancora stimolati da visioni e ragionamenti su di un possibile futuro (artigiano… :-)… vero altro Stefano??). Sarebbero stati soddisfatti e intoccati nei loro laboratori, nelle loro fabbrichette e non avrebbero messo in campo le loro straordinarie storie di maker territoriali. Neppure Subalterno1 ci sarebbe stato. Ma come? Una galleria che si occupa solamente di autoproduzione/autoproduttori (…??… ma il design non è solamente industriale? Ma quale industria poi? E per quali mercati? Per quali numeri?? Bah…). Insomma solo fino a poco tempo fa tutto ciò non sarebbe stato possibile.E ora invece lo è. E lo sarà sempre di più. Analogico/Digitale è un virus mutante che attacca le certezze categoriali classiche: la tecnologia è uno strumento (cattivo), l’artigiano è una persona che usa le mani (certo, ovvio… ma anche la testa), i designer fanno il progetto (da soli??). Una volta inoculato genera un contagio che mescola tutto. E produce una anticipazione degli oggetti di domani e dei modi futuri di produzione. Oggetti ibridi che mescolano tecnologie e manualità, modelli d’uso e estetici che da chiusi potranno diventare (in parte o in toto) aperti, dialoganti, sostituibili, upgradabili, personalizzabili. Modello di sviluppo per tanti individui e tante imprese che potrà ri-localizzare lavoro e sviluppo. Concreto e creativo allo stesso tempo. Il folletto di Minneapolis, se vedesse Analogico/Digitale, ne capirebbe subito, da vero artista qual è, l’innovativo impatto ed energia e forse si esalterebbe. Per omaggiare tanta passione credo farebbe una delle sue incredibili piroette.

Design, tecnologia e lavoro artigiano: le ragioni di un incontro
Testo di Stefano Micelli

Di fronte al ritmo sincopato delle oscillazioni di una stampante 3D, l’osservatore rimane – il più delle volte – ipnotizzato. Lo spettacolo affascina. Al punto di far pensare che questi strumenti vengano da un universo lontano e poco praticabile. Il rischio è quello di immaginare di essere di fronte all’ennesima rivoluzione tecnologica da cui noi italiani rimarremo molto probabilmente esclusi. Non è così. Le stampanti 3D, così come i laser cutter o le frese a controllo numerico di ultima generazione – i simboli della terza rivoluzione industriale prossima ventura – sono tecnologie già note alle nostre imprese e ai nostri artigiani, da tempo impegnati a rilanciare la propria competitività in un’economia sempre più aperta e globale. Piuttosto, il problema è queste tecnologie sono entrate nei nostri laboratori senza il dovuto clamore e, soprattutto, senza dichiarare il loro potenziale eversivo in termini di creatività e di innovazione. Analogico/Digitale ha preso forma per ricordare ai protagonisti del sapere fare italiano che le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie non sono business as usual. Per ricordare alle imprese (soprattutto a quelle più piccole) che i tools della fabbricazione digitale possono rappresentare l’avvio di una fase di rinnovamento in grado di far ritornare l’Italia al centro dell’innovazione a scala internazionale. Per questo abbiamo coinvolto sette designer di talento: perché questa rivoluzione ha bisogno di un verso e i designer sono qui a suggerire le tante direzioni possibili di una strada che, in modo più o meno consapevole, abbiamo già iniziato a percorrere. Sia chiaro: non si tratta semplicemente di dare forza e legittimità a una nuova stagione creativa. Se scommettiamo su una nuova alleanza fra artigiani, creativi e innovatori in campo tecnologico è perché la posta in gioco è ancora più alta. Crediamo che da questo incontro possano prendere forma le premesse per un nuovo modello di produzione e consumo, incardinato sul riconoscimento del fare come aspetto costitutivo della creatività e della soggettività come dimensione del valore. L’obiettivo non è quello di fare concorrenza a Ikea. L’artigiano contemporaneo non si contrappone all’industria: immagina al contrario di fare la sua parte all’interno di un ecosistema economico e sociale in cui la sua flessibilità, la sua creatività e la sua capacità di personalizzazione completano e arricchiscono filiere, processi e conversazioni sempre più globali. È il Made in Italy: un’idea originale di lavoro e di tecnologia in grado di saldare il valore degli oggetti alla varietà dei dialoghi fra gli uomini e le culture.