Subalterno1
via Conte Rosso, 22 Milano

27 February – 3 March 2013
from 3.00 pm to 7.00 pm
free entrance

Curated by
Autoproduzioni Lab
School of Design
Politecnico di Milano

Self-productions by
Gabriele Basei · Luisa Battistella + Martina Dell’Acqua
Ludovica Canzutti · Carlo Ceruti
Pierluigi Chiarello + Francesco Tarantino
Massimo Ferrero + Edoardo Thomas Longoni · Federico Ghignoni
Giacomo Ghellere + Dario Spera · Margherita Giacomozzi
Giada Lagorio + Jasmine Pilloni · Li Qixing + Yu Xiaowei
Marianna Milione · João Montenegro · Gilda Negrini
+ Riccardo Vendramin · Stefano Ivan Scarascia + Francesco Zonca
Matteo Squaiella + Wu Huijing

Supported by
32 Via dei Birrai

Subalterno1, in collaborazione con Autoproduzioni Lab, presenta School of Design, esposizione dei lavori svolti dagli studenti che hanno frequentato Autoproduzioni Lab, Laboratorio di Sintesi Finale tenutosi presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano (ottobre 2012 – febbraio 2013). Il corso, partendo da alcuni degli scenari emergenti sul fronte del progetto (autoproduzione, DIY, digital fabrication, fabbricazione avanzata, fabbing, critical design, crowdsourcing, ecc.) ha cercato di mettere a fuoco una visione critica socio-tecnica, in grado di abilitare gli studenti a sviluppare nuove competenze per affrontare un’esperienza progettuale inedita. La prospettiva è quella del designer-impresa, ovvero della produzione dell’intera sequenza delle attività che portano alla materializzazione dell’oggetto – dall’idea alla sua realizzazione concreta – comprendendo anche la parte di produzione-riproduzione (sia con tecniche tradizionali che di fabbricazione digitale avanzata) e la parte di vendita/commercializzazione.

Ovvero come Jack Black ha ispirato il nostro lavoro
Testo di Stefano Maffei

Dewey Finn, il nevrotico e sfaticato musicista protagonista del film School of Rock interpretato da Jack Black, rappresenta allo stesso tempo la metafora e l’ispirazione alla base del pensiero che ha generato il risultato che questa mostra mette in scena oggi.
Tutto si può imparare. Anche ad essere un designer. O forse sarebbe meglio dire che si può imparare a provarci.
Un gruppo di giovani studenti diventato adulto. Un pacchetto di visione e desiderio ingenuo trasformato in risultato reale. Storie prima solo immaginate che si possono toccare ora con mano e che potranno trasformarsi forse in qualcosa di concreto più in la.
Per fare questo il nostro gruppo* ha preso quel che rimane della strombazzata cultura politecnica e ha tentato di ripensarla.
Ha preso la metafora della scuola, il laboratorio, e se lo è reinventato in maniera umile (against all odds come reciterebbe il titolo di un altro film strappalacrime) contro un setting ambientale che blatera di creatività e poi ti mette in aule lager liceali.
Ha modificato dalla base l’idea di trasversalità disciplinare, usando le esperienze e le idee come devono essere usate in un processo di educazione: ovvero come un virus che inietti la malattia del fare, che ti contagi con il dubbio che ci sia qualcosa di meglio dell’eseguire
il compitino secchione. Make things not slides.
E qui abbiamo fatto. E fatto per davvero. Tutti sul filo del rasoio, a rischiare. Insegnanti (che brutta parola) e studenti…
In questa bella avventura tutti ci hanno messo la faccia (e la mente, i nervi, la pazienza, le mani, il sonno, il fegato).
Partendo con stupore e disorientamento (“…non ci saranno più i designer di una volta…”) abbiamo fatto assieme un cammino di de-condizionamento. Dai miti bolsi del designer-star-che-camperà-di-royalties-facendo-cose-fighe-per-le-aziendedel-Made-in-Italy.
Siamo diventati tutti apprendenti, persone che hanno accettato di decostruirsi per ricostruirsi. Che hanno provato a smontare il design-mercato-brief-azienda-distribuzione per contaminarlo con modelli nuovi…ancora deboli, timidi. Ma interessanti e vincenti nel futuro. Designer-impresa nel mondo emergente dell’autoproduzione.
I risultati sono sotto i vostri occhi. Con tutti i loro limiti. Ma anche con tutte le loro qualità. Suonando la nostra musica… siamo diventati una classe. It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock ‘n’ Roll), ma noi… assieme… lo abbiamo fatto diventare reale.